Una gravidanza può terminare anticipatamente in diversi modi: aborto spontaneo, naturale o dovuto a un incidente o a un trauma, morte intrauterina, interruzione volontaria, nascita di un feto morto, o per morte della madre.

Un fatto inatteso che la ricerca in ipnosi regressiva ha messo in luce è che un essere può lasciare lo stadio di pianificazione nella Luce e indugiare nelle vicinanze della futura madre per un considerevole periodo di tempo prima del concepimento, anche diversi anni (in termini di tempo terreno).

Se il corpo cui era destinato viene in qualche modo distrutto, l’essere deve ritornare alla Luce attraverso il ciclo della reincarnazione, proprio come fa lo spirito di un vivente appena deceduto. Il numero crescente, nel tempo, di aborti volontari ha portato a un gran numero di spiriti earthbound di non-nati, di piccole anime prive dell’esperienza del mondo materiale che rimangono in uno stato di grande disorientamento. Sono anime che non ritrovano il filo, smarrito, della propria dinamica dell’esistenza e rimangono a gravitare sul piano terreno anzichè ri-ascendere verso la Casa Celeste.

Dialogare con questi esseri, in una sessione di Spiritual Releasement Therapy, richiede un’attenzione speciale. E’ un contatto purtroppo molto frequente e molto commovente. Il non-nato non ha un nome né esperienza della nascita. Non sa dire se ha avuto o meno un corpo tutto suo, perché nel poco tempo trascorso nella sfera dell’incarnazione è stato impegnato a formare un feto. Spesso descriverà questo processo come abbandonato o interrotto. E’ il suo modo ingenuo di descrivere la morte nel grembo.

Il non-nato sa di che sesso è, perchè questo è parte del piano originale sviluppato nella Luce.

Ma non ha mai avuto la chance di nascere, di crescere, di vivere la vita. Nello stadio di pianificazione nella Luce

ha sviluppato un piano di vita con diversi checkpoint, inclusa la possibilità di una morte prenatale.  Però anche se è pur vero che l’Anima progetta l’incarnazione successiva, è vero anche che questa progettazione viene poi avvolta nell’oblio al momento della discesa nella materia. E così la grave condizione di questi feti e a volte neonati – nati in potenza – indifesi strazia il cuore.

Questo essere si attribuirà un nome se l’operatore gliene dà la possibilità. Può essere un nome descrittivo come Sole, Gioia, Bianca Nuvola, o un comune nome umano come Giovanni o Giorgia. Può essere il nome che la mamma, prima che la gravidanza si interrompesse, gli sussurrava accarezzando il ventre.

Si percepisce come indifeso e vulnerabile, ed è confuso per il fatto di avere smarrito il suo corpo. Spesso è molto triste e non riesce a capire perché la madre abbia fatto questo; può esserci infatti rabbia rispetto a una interruzione volontaria.

Questo Essere può attaccarsi al campo energetico della madre per via della rabbia e per la mancanza di comprensione oppure per il semplice bisogno di starle vicino. Può rimanere perché vuol essere amico della madre e non comprende l’impossibilità di esserlo, in questa forma. Può agganciarsi al campo aurico del successivo embrione o feto che in seguito si svilupperà nel grembo materno, anche a distanza di molto tempo. Così, un nuovo bambino può nascere con un altro spirito attaccato a sè. Crescendo, potrebbe manifestare segni di solito associati con memorie soppresse di un trauma (aborto volontario o meno), eppure il trauma appartiene all’Essere attaccato.

L’anima di un gemello morto può attaccarsi al gemello che sopravvive. In questi casi può capitare che ostinatamente rivendichi il corpo come suo, creando disorientamento anche nell’operatore. L’esperienza della nascita viene fatta coincidere con la venuta alla vita del gemello ospite. In questa situazione il non-nato sarà arrabbiato verso il gemello, insolente verso il terapeuta e determinato a rimanere. Un’ulteriore indagine rivelerà che c’erano due embrioni e due anime in attesa all’inizio della gravidanza.

Con particolarissima premura, pazienza e attenzione l’operatore potrà riuscire a far comprendere al piccolo essere la sua situazione e a persuaderlo ad andare oltre. Questo non è sempre facile, ma un approccio che riconosca il rispetto e l’empatia che quest’Anima merita alla fine aiuterà a dissipare la rabbia, diminuire la sofferenza e portare comprensione. Questi piccoli meritano un’altra possibilità e il più delle volte la otterranno molto presto.

Questo fenomeno, così poco conosciuto, ci invita anche a una riconsiderazione più ponderata e profonda delle implicazioni di una scelta di interruzione di gravidanza, che auspicabilmente vada oltre i ristretti confini imposti dalla dialettica tra l’oltranzismo spesso arrogante di molti sostenitori di un non meglio compreso “diritto alla vita” e gli (le) sostenitori (-trici) del totale libero determinismo della donna in materia. Perchè rimanere sul basso livello del profilo culturale e sociale o “dei diritti” su questo tema significa perdere di vista il fatto fondamentale che si tratta di una faccenda interamente spirituale.  Completamente spirituale.

 

 

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