L’ipnosi regressiva a vite precedenti è una disciplina ancora bambina, una pratica molto recente costruita in poche decine di anni da volenterosi studiosi a cui va tutta la nostra gratitudine.
E’ una pratica che ha un potenziale immenso, in termini di conoscenza delle dinamiche esistenziali dell’essere umano qui sulla terra, e anche in termini di scoperta del senso della propria esistenza, del filo karmico che siamo chiamati a seguire nella nostra attuale incarnazione.
Sottoporsi a una sessione di regressione ipnotica si rivela spesso un suggestivo viaggio attraverso epoche e vicissitudini antiche e dense di significati e comprensioni importanti.

Oggi possiamo dire che vi sono due filoni di operatori e correnti in questa disciplina.
Da un lato, minoritario, chi affianca questa pratica a una professionalità terapeutica, in particolare un certo numero di psicoterapeuti. L’aspetto positivo qui è il rigore con cui l’ipnosi regressiva viene affrontata e sistematizzata; quello negativo la sottovalutazione, spesso, del valore di questa esperienza e la tentazione a ridurre i contenuti che emergono nella sessione a semplici rielaborazioni inconsce anzichè a esperienze reali.
L’altro filone è quello di una moltitudine di operatori emersi nell’ambito della grande corrente new age, chiamiamola così, nella quale persone che si occupano di cose anche molto molto diverse tra loro hanno affiancato lo strumento della Past Life Therapy. Qui il lato positivo è che questi operatori sono per lo più sganciati dai confini spesso ristretti dell’impostazione psicoterapeutica, che per sua natura rimane sempre nei limiti di un modello ben preciso di visione della natura umana. Dunque sono più aperti ad accogliere nella sua verità tutto ciò che emerge nel corso del lavoro. D’altro canto, però, dobbiamo riconoscere che c’è una moltitudine di ipnologi improvvisati, senza una formazione adeguata, e questo può non di rado causare problemi anche importanti, perchè in una seduta di ipnosi regressiva si toccano corde spesso molto sensibili e occorre sapere come gestirle.

In entrambi i casi, comunque, c’è un grande però. Questo però è di tipo tecnico quanto di tipo per così dire ontologico, e spiego perchè.
Vivere un’esperienza di regressione a vite precedenti significa proiettarci in uno spazio/tempo completamente al di fuori dello spazio/tempo della presente nostra incarnazione. Qui, valgono le regole dei comportamenti acquisiti, del gioco delle emozioni che ci attraversano. Qui, valgono le concezioni sul funzionamento della personalità umana, sulle relazioni sociali, sui comportamenti.
Lì, nei territori che esploriamo in regressione, tutto questo non ha importanza. Quelli sono i territori dello spirito, sono i territori delle grandi leggi karmiche, i territori dove si genera il samskara che poi vita dopo vita abbiamo il compito di elaborare e sciogliere.

E allora, cosa fa un ipnologo quando ci porta a rivivere una nostra vita precedente?
Sempre la stessa cosa, a prescindere dal metodo o scuola cui si rifa.
Ci fa riattraversare esperienze significative, istante dopo istante, guidandoci più o meno bene secondo le sue capacità. E lì avviene una cosa molto importante, perchè si verifica una vera e propria catarsi, un processo per il quale noi liberiamo – letteralmente – il nucleo denso di emozioni, credenze, associazioni, legati a quel singolo evento che stiamo rivivendo e che in qualche modo si erano cristallizzate.
Immagina che da quell’esperienza di una vita precedente ci fossimo portati costantemente appesi al collo un grosso medaglione scuro, pesantissimo, fatto per esempio di paura, di rabbia, di senso di colpa. Oggi quel medaglione è ancora con noi, tutto il suo peso è con noi, e interferisce nelle nostre vite reiterando tutte quelle sensazioni dolorose che vi sono associate.
Cosa accade allora nella catarsi che segue la rivisitazione della vicenda di una vita precedente?

E’ come se la corda che tiene appeso questo pesante medaglione fosse recisa. Il medaglione cade a terra con un grosso tonfo e si dissolve.
Siamo leggeri, adesso.
La domanda però è: siamo anche liberi?

La risposta è no. Quel medaglione ha premuto con una forza impressionante sul nostro petto per molto molto tempo, e ora che non c’è più rimane la ferita lacerante a testimoniare la sua lunga presenza.
Fuor di metafora, cosa significa questo?
Significa che, a dispetto di quello che molte persone e moltissimi ipnotisti che fanno Regression Therapy pensano, non è la vicenda dolorosa che abbiamo vissuto in un tempo remoto a causare il nostro disagio di oggi. No. Sono le convinzioni, le idee, i sentimenti, i pensieri che abbiamo associato a quell’esperienza. Nella dottrina del karma si parla di samskara, un insieme di credenze su di noi e sul mondo che come un’ombra ci accompagna per lungo tempo fino a che non siamo in grado di scioglierlo e risolverlo.

Nell’ambito dell’ipnosi regressiva, dunque, la guarigione non avviene per il semplice fatto di rivivere un’esperienza remota dolorosa. Questo è utile e necessario, probabilmente ci farà sentire meglio e ci darà delle comprensioni intellettuali importanti. Ma non è la vera guarigione.
Proprio perchè consapevoli del fatto che la guarigione non è completa, gli ipnologi hanno elaborato una serie di tecniche per amplificare il senso di benessere e leggerezza che segue la catarsi. Queste tecniche poggiano sul fatto che quando siamo sotto ipnosi siamo in varia misura suggestionabili, e così l’operatore cerca di farci per esempio rivivere l’evento doloroso in un altro modo, cambiandone il copione, o ci fa immaginare situazioni di grande quiete nelle quali ci sentiamo attraversati ad esempio da una energia che ci purifica e rigenera.

Vediamo bene che si tratta, di fatto, di trucchi, di escamotage psicologici per allentare la pressione del carico doloroso sulla nostra mente e sulle nostre emozioni. Funziona? Un po’ funziona, ma non è guarigione.

E qui andiamo al fulcro del problema. I territori della regressione ipnotica sono territori spirituali, e la guarigione non può verificarsi fintantochè ci affidiamo a strumenti psicologici, mentali e razionali per apportarla.
La catarsi che accompagna il rivivere l’esperienza remota dolorosa è un pezzo del processo della vera guarigione, ma non per i processi psichici che ne scaturiscono. Lo è perchè è un riconoscimento animico di un nodo karmico che il nostro Sè Superiore ci ha concesso di rivedere. Non si scopre nulla in ipnosi regressiva: si ricorda quel che a qualche livello si sa già.
L’operazione successiva da compiere deve allora essere anche questa di natura completamente spirituale. E qui si segna il confine netto tra la tipica ipnosi regressiva e la nuova ipnosi regressiva spirituale di cui sto parlando: la guarigione non è più cercata nell’elaborazione individuale ma là dove può compiersi, là dove risiedono le Forze che hanno il potere di guarire. E cioè nei mondi spirituali.

ipnosi regressiva spirituale
Statua dell’Arcangelo Michele alla Basilica della Nostra Signora di Guadalupe

Noi non stiamo attraversando i sentieri della mente. Noi stiamo attraversando i sentieri dell’anima. A cosa ci serve allora intervenire sulla mente? A cosa ci servono le suggestioni, il pensiero positivo, le affermazioni (“da oggi io sarò libera e felice..”)?
Il mondo del subconscio cui accediamo in ipnosi non è l’inconscio freudiano, il pozzo oscuro delle nostre rimozioni. Altrimenti non potremmo esplorare ad esempio il tempo e il luogo in cui, da anime, soggiorniamo tra una vita e l’altro. No. Nei sentieri dell’anima noi abbiamo il privilegio unico di soggiornare, per il tempo in cui siamo sotto ipnosi, nei luoghi della nostra origine, siamo creature vicine – di nuovo – al loro Creatore, noi siamo ritornati alla Casa del Padre.
E alla casa del padre dimorano le gerarchie degli Esseri Spirituali che con tanta difficoltà cercano spesso di soccorrerci nelle fatiche della nostra vita quotidiana, ma ai quali non riusciamo a dare accesso.
Questo accesso è libero e disponibile quando la nostra coscienza attiva si mette da parte, come in una sessione di ipnosi ben condotta e soprattutto condotta con un sincero intento spirituale.
Allora la novità rivoluzionaria del lavoro in ipnosi regressiva spirituale non è una novità: è il riportare questa esperienza alla sua più autentica dimensione, sottraendola da ogni psicologismo e da ogni buffa idea che ci sia un terapeuta da un lato e un cliente sotto ipnosi dall’altro.
La novità rivoluzionaria è il ricorso alla presenza delle forze spirituali per apportare la vera guarigione. E questo avviene in un battito di ciglia, perchè dove il tempo e lo spazio non esistono non occorrono il tempo e lo spazio.

Quando, con tutto l’intento del cuore, del nostro cuore come soggetti sotto ipnosi e del cuore dell’operatore, che deve essere un cuore puro e devoto, noi consentiamo agli Esseri Spirituali di essere nella presenza, di venire lì, in quell’istante, noi consentiamo alla vera guarigione di prendere corpo. Il samskara si dissolve. La nostra storia è riscritta, e la ferita del nostro cuore è scomparsa.

 

Se vuoi approfondire l’Ipnosi Regressiva Spirituale, ti segnalo questi due articoli sul mio blog:

E liberaci dall’illusione della separazione: la Regression Therapy

A patti col Karma: Reincarnazione e la Regola d’Oro di Gesù

Vuoi saperne di più sull’Ipnosi Spirituale? Scrivimi!

Ti è piaciuto questo post? Lascia un commento qui in basso e dimmi cosa ne pensi.

Se ti è piaciuto aiutami a diffonderlo! Condividilo con i tuoi amici sui social 🙂