Georges Ohsawa annunciò poco prima di morire la sua intenzione di trascorrere il resto dei suoi giorni sotto questo regime alimentare. Ciò nonostante la generale incomprensione della natura profonda di questo regime costituisce un grosso limite della cultura e della pratica macrobiotica.

 

La dieta numero 7 di Georges Ohsawa è sicuramente il più noto, e il più famigerato, regime alimentare curativo conosciuto.

Introdotta nei primi anni ’60 nel libro-culto Zen Macrobiotics, amata e odiata, accusata di morti da settarismo e celebrata per le guarigioni miracolose, la dieta numero 7 ha suscitato e suscita tuttora la paura o l’incomprensione di moltissimi macrobiotici.

macrobiotica ohsawa
La prima edizione americana di Zen Macrobiotics

Michio Kushi l’accantonò a favore di varianti curative (molto yin rispetto alla n. 7) della sua Dieta Macrobiotica Standard. Herman Aihara ne disse peste e corna, terrorizzato dalle possibili conseguenze nefaste di un’applicazione troppo rigida.

René Lévy vi ricorse sempre, nel suo centro macrobiotico francese, pur trascurandone di fatto la dimensione, spirituale, più elevata.

Ancora in Francia, Françoise Rivière ne magnificò la sua rappresentazione quale forma più alta e pura di macrobiotica, e ne fu probabilmente l’interprete migliore.

La generale incomprensione della natura profonda di questo regime costituisce un grosso limite della cultura e della pratica macrobiotica. Dovrebbe spingere a una riflessione più attenta il fatto, poco noto, che Georges Ohsawa annunciò poco prima di morire la sua intenzione di trascorrere il resto dei suoi giorni sotto questo regime alimentare.



 

Che cos’è la dieta n. 7?

In termini pratici, è il regime alimentare curativo della macrobiotica, il suo massimo applicativo con riguardo alla possibilità di guarigione.

Fa parte della tarda elaborazione di Georges Ohsawa, ed è uno dei sette regimi elaborati nello Zen Macrobiotics:

 

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I 7 regimi alimentari di G. Ohsawa

 

Per ciascun regime vale l’indicazione di “bere il meno possibile”.

La numerazione che si ripete in senso inverso – ultime 3 diete della tabella – si spiega perché si tratta di regimi al di sotto della “soglia di sicurezza”.

In realtà, nell’intero Zen Macrobiotics Ohsawa non farà più riferimento a questi regimi, eccezion fatta per il 6, suggerito per la cura di patologie leggermente meno Yin, e per il 7, valido per la cura di tutte le malattie essendo la malattia, con poche eccezioni, un momento Yin (e la dieta numero 7 è molto Yang).

Un punto fondamentale da comprendere è che la dieta numero 7 non è una “dieta disintossicante”, ma rappresenta la forma più autentica ed elevata di pratica macrobiotica (“il fondamento della macrobiotica“, come la definisce Françoise Rivière), con un profondo riflesso psicospirituale. E’ per questo che è un regime completamente vegano, come lo è la stessa vera macrobiotica nelle parole del suo stesso fondatore.

 

Da un punto di vista profondo, la dieta n 7 consiste nel… pregare e digiunare:

«Se non potete migliorare la vostra salute, è perché non conoscete il vero significato della preghiera e del digiuno o avete perduto la fede in Dio, il Creatore dell’Universo (…)

La vera preghiera non consiste nel ‘mendicare’ ma piuttosto nel concentrarsi ad ogni istante sull’ordine dell’universo, sul Regno dei Cieli e sulla Giustizia divina. Il vero digiuno non consiste nell’astenersi da ogni cibo, o ogni bevanda, al contrario, consiste nell’aderire rigidamente a tutto ciò che è indispensabile per vivere ed a nient’altro. Non ci si può privare dell’aria, dell’acqua né della luce, di cui i cereali, che sono alla base della nostra esistenza, sono la sintesi più meravigliosa. I cereali, il fuoco ed il sale [osserviamo che di tutti e tre questi elementi buona parte della macrobiotica contemporanea ha sensibilmente ridotto l’uso] differenziano l’uomo dagli animali e questo è fondamentale. L’uomo l’ha quasi dimenticato ed ha quasi abbandonato sua Madre, il principio della sua vita (…)

Abbandonate tutto ciò che non è assolutamente necessario per la vostra vita, almeno per una settimana o due, ed avrete intravisto che cosa sono la libertà, la felicità e la giustizia

«Il metodo d’oro di Gesù è preghiera e digiuno. Questa è anche la tecnica di base di tutte le scuole orientali che, oggi come migliaia di anni fa, ci conduce verso la consapevolezza del fatto che ci troviamo sempre nel Regno della Felicità Eterna. (…)

Un altro modo di dire “pregate e digiunate” è “vivere parvo”, che significa: “Siate distaccati da tutto ciò che non è assolutamente e immediatamente necessario»

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Questi due imperativi, preghiera e digiuno, hanno una duplice valenza fisica e spirituale:

«Pregare è vedere ogni cosa in termini di Yin e Yang, la Giustizia Assoluta dell’Infinito Universo. Digiunare è abiurare gli eccessi (…) Com’è semplice questa essenza della medicina fondamentale, divina e onnipotente!»

 

Quali alimenti comprende la dieta n. 7? «Tutti i tipi e tutte le preparazioni di cereali integrali, il pane integrale lievitato, il gomasio, la salsa di soia salata non chimica, il miso, gli specifici, il prezzemolo tritato.»

Tipicamente, si scelgono uno o due cereali integrali (ma raramente si rinuncia al riso integrale), secondo gusto o qualità terapeutica del cereale, e si cucinano con le modalità consentite dai pochi condimenti accettabili, eventualmente affiancando il chicco con altre preparazioni ad es. a base di farine, come il chapati.

 

Non è questa la sede per approfondire la parte squisitamente culinaria del regime n. 7, ma è utile qualche annotazione.

Il riso e gli altri cereali vengono sempre accompagnati dal gomasio perché quest’ultimo ne favorisce l’alcalinizzazione, grazie al contenuto in sale efficacemente assorbibile (in quanto “avvolto” nell’olio frazionato dei semi di sesamo). Stesso scopo ha la raccomandazione di «masticare ogni boccone almeno 50 volte e, se volete assimilare il metodo macrobiotico il più rapidamente possibile, da 100 a 150 volte». La ptialina, enzima contenuto nella saliva, avvia infatti la digestione dei carboidrati, scomponendo gli amidi.

La comune indicazione, negli elenchi di alimenti a effetto acido/basico oggi così di moda, che i cereali integrali sono acidificanti, è da rivedersi nel caso della preparazione e consumo macrobiotici, che ne alcalinizza l’effetto sull’organismo, oltre a yanghizzarli ulteriormente, rendendoli lo strumento cardine del riequilibrio psicofisico.

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Georges Ohsawa

Si vede bene che il co-sovrano di questo regime curativo, assieme al cereale in chicco, è il sale. Sale marino integrale, naturalmente, un sale non trattato né sbiancato ancora in possesso di tutti gli oligoelementi in tracce che l’organismo saggiamente saprà destinare.

La vera funzione del miso, così come della salsa di soia detta shoyu o tamari (la differenza tra i due, in termini di composizione, è il contenuto in frumento del primo), tipici condimenti salati della macrobiotica, è veicolare il sale marino, sebbene tali veicoli rimangono inferiori per il motivo detto al gomasio.

Il sale “è un mago”, perché così come «il sale del mare trasforma tutti i microbi dannosi in esseri animali e vegetali di straordinaria bellezza (…) il sale nel sangue neutralizza tutti i fattori dannosi e li trasforma in elementi nutritivi e benefici (…) Il sangue è il mare in miniatura nella nostra costituzione. Il sangue è il mare creativo nel nostro corpo.»

Quando G.O. scriveva queste parole già imperava la guerra al consumo di sale, capro espiatorio confutato da Ohsawa alla stessa stregua del fumo di sigaretta.

 

Abbandonate tutto ciò che non è assolutamente necessario per la vostra vita, almeno per una settimana o due, ed avrete intravisto che cosa sono la libertà, la felicità e la giustizia. (G. Ohsawa)

 

Parlare di capri espiatori porta a esaminare un altro tratto distintivo della dieta n. 7, e cardine della cura: bere il meno possibile.

Il bere poco della macrobiotica ohsawiana pareva già allora un consiglio folle, dal momento che già imperversava l’imperativo di bere il più possibile per “lavare i reni”. Scrive G.O.:

«Il lavoro giornaliero dei nostri reni può essere paragonato allo sforzo necessario per trasportare una tinozza da mille litri in cima alle Alpi. Il rene è un gigante-nano, un lavoratore instancabile, un chimico scrupoloso che non si riposa mai. Da quale fonte scaturisce questa inesauribile energia? Chi controlla la produzione di questo strumento di precisione? È “automatico”? Ma chi o che cosa potrebbe essere responsabile di un tale “automatismo”? Nessun professore è in grado di rispondere.

Il rene processa acidi, impurità e veleni, rinnovando a ogni istante la sua costituzione. Com’è resistente! Com’è piccolo! Com’è creativo! È come un orologio immerso in una soluzione chimicamente impura che riesce a lavorare diligentemente senza mai rompersi. Abusare o distruggere questa macchina vivente, questo gigante-nano, è un atto molto estremo. Danneggiarlo anche solo un poco vi marchia come ingrati, ignoranti, brutali, crudeli e arroganti – ingrati perché non avvertite la gioia di possedere un simile tesoro, e arroganti perché arroganza e ignoranza sono sinonimi, come lo sono brutalità e crudeltà. (…) Vi suggerisco di cuore e con affettuosa sollecitudine di non dare ascolto ai semplicistici professionisti della salute che vi raccomandano (a pagamento) di bere quanto più possibile: “Questo è un metodo necessario ed efficiente per ripulire i reni”, sostengono. Ma molti sono coloro che hanno conosciuto la distruttività di questo consiglio, dopo aver sprecato anni e speso fortune. Questi professionisti hanno in apparenza dimenticato tutto quello che hanno mai appreso nei loro studi sulla funzione straordinaria dei glomeruli di Malpighi (estremamente minuti: dieci millesimi di centimetro di spessore), capaci di differenziare tra acqua, zucchero e molecole proteiche.

Come può qualcuno equiparare questi meccanismi microscopici meravigliosamente delicati e precisi alle reti fognarie cittadine? Che insolenza!».

L’indicazione non è qui di morire di sete, ma di bere soltanto in presenza di sete vera. Va anche sottolineato che (a patto di non esagerare con i condimenti salati) osservare un’alimentazione macrobiotica diminuisce lo stimolo della sete, perché in quanto vegana comporta un introito di sodio (di cui sono ricchi i prodotti animali) sensibilmente ridotto.

 

In tutti i casi di malattia l’effetto della numero 7 è molto marcato: sintomi di assenza o eliminazione i primi giorni (mal di testa, sonnolenza), poi alla boa dei 10 giorni il “cambio di direzione”, con la riduzione o scomparsa di sintomi ben definiti. Questa espulsione dello Yin e costruzione accelerata dello Yang porta rapidamente, nel giro di poche settimane, a una fase consolidante di stabilità psicofisica: calma interiore, concentrazione, senso di forza fisica, sonno di qualità, energia corposa ma non esuberante.

Dopo un mese, che può considerarsi in termini molto generali il limite oltre il quale è preferibile allargare il regime, l’organismo ha recuperato una perfetta omeostasi e i risultati raggiunti sono ormai acquisiti; occorrerà del tempo, nel caso di ritorno a un’alimentazione disordinata e caotica, perché i sintomi risolti si ripresentino.

Quanto detto ha naturalmente un valore assolutamente generale, con ampissime variazioni secondo le condizioni della persona: in linea di massima, peggiore la condizione e maggiore il tempo di recupero. Tuttavia, vale qui un’osservazione: l’abituale definizione di malattia “grave” risponde a criteri che non sono necessariamente quelli propri dell’ordine naturale dei fenomeni. Un intestino persistentemente atonico, ad esempio, potrebbe essere un segno molto più grave di frequenti emicranie invalidanti resistenti agli antidolorifici; la percezione però della persona e del suo medico potrebbe essere diversa, in virtù della maggiore pervasività della seconda condizione, e della momentanea risolvibilità della prima condizione con prodotti farmaceutici.

 

In linea di massima potremmo figurare la condizione dell’uomo malato come quella di una persona che ha deviato (per ragioni di ignoranza o di arroganza secondo Ohsawa) dalla Via, dal tracciato sentiero della salute che è quello proprio dell’Ordine dell’Universo.

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La dieta n. 7 costituisce un vigoroso cambio di rotta, una spinta formidabile e drammatica verso il ritorno alla normalità. Immaginiamo un naufrago in mare aperto su una barca a vela, che percepisce l’arrivo di un vento incredibilmente impetuoso che soffia nella giusta direzione e vuole profittarne.

Il tempo necessario e lo stesso esito della virata dipenderanno da quanto lontano costui si è spinto (o è stato dalle correnti trascinato: arroganza o ignoranza), perché può trovarsi in alto mare a poche miglia dalla costa ma anche in pieno oceano sulla rotta degli squali. Ma dipenderanno anche da quanto la sua barca sia ancora strutturalmente solida e da quanto vento la sua sgualcita vela possa sopportare.

 

Tutti coloro che ho guarito sono morti. Così, ho deciso di non curare più nessuno. (G. Ohsawa)

 

Ecco perché, con la consapevolezza che la macrobiotica (come i macrobiotici amano fin troppo ripetere) non è una bacchetta magica, il malato grave dovrà sempre chiedersi: può valerne la pena? La risposta può essere soltanto sua.

C’è una frase straordinaria attribuita a Georges Ohsawa nell’ultimo periodo della sua vita, che rende pienamente conto del suo imperioso desiderio di restituire al malato la responsabilità della propria malattia, senza più delegarla a nessuno, unica vera possibilità di autentica e duratura salvezza:

«Tutti coloro che ho guarito sono morti. Così, ho deciso di non curare più nessuno

Questa frase ha la forza di un meteorite lanciato su uno stagno e intende invocare l’assoluta necessità di FAR DA SE’ nella ricerca della guarigione. Certamente le difficoltà tecniche possono esserci, ed è legittimo e a volte opportuno farsi seguire soprattutto nelle prime fasi da una persona esperta. Purchè ciò avvenga senza deleghe.

 



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