Continuare a ironizzare sul movimento vegan ben rappresenta la capacità involuta della macrobiotica post-Ohsawa di farsi del male, alimentando la sua veste di esotico salutismo in salsa orientale invece di rappresentarsi per quella formidabile via di evoluzione psicospirituale che nelle intenzioni del fondatore avrebbe dovuto essere.

Non cessa di sorprendermi la lettura degli incontri/scontri sui social network tra vegani e macrobiotici. Non tanto dei primi verso i secondi, perché i vegan non sono particolarmente interessati a quelli che considerano un minoritario gruppo, sostanzialmente ininfluente, di “fissati” che si alimentano secondo regole fuori dal senso comune e dalla comune comprensione.

Mi sorprende invece l’atteggiamento spesso di aristocratica superiorità con tinte di disprezzo dei c.d. macrobiotici verso il movimento vegan.

Questa spocchia non nasce tanto dal fatto, vero, che la macrobiotica detiene le chiavi del vero veganismo (ciò che comunque non richiederebbe spocchia ma tanta umiltà).

macrobiotica ohsawa
Georges Ohsawa

Al contrario poggia sull’idea che i vegani si astengano dalla carne per ragioni di “sentimentalismo” e che ciò sia di scarso valore, e che comunque il più delle volte perdano i benefici delle minori proteine animali consumando i più perversi prodotti industriali.

Ciò non è vero, perché chi conosce la storia del movimento vegan conosce l’acutissima sensibilità ecobio e cultura nutrizionale che ne sta alla base, quasi sempre superiore a quella della gran parte dei macrobiotici (che per lo più conoscono, e molto grossolanamente, soltanto la divisione dei cibi in yin e yang).

Tutta questa supponenza è completamente fuori luogo, e ho avuto modo di constatare che nasce da una profonda ignoranza di gran parte dei macrobiotici verso la disciplina che praticano, la filosofia che ne è alla base (soprattutto), il pensiero del fondatore stesso della macrobiotica: “Noi siamo vegetali trasformati!”, diceva Ohsawa.

La macrobiotica alimentare, infatti, è fondamentalmente un regime vegano.

«Ne mangez pas d’habitude ce qui fuit ou proteste». Non mangiate regolarmente ciò che fugge o protesta, scrive Georges Ohsawa, il padre della macrobiotica.

Poteva essere più chiaro di così? Eppure buona parte della macrobiotica contemporanea ritiene che il veganismo non sia affar suo!

«Questione Vegan (…) non ho capito bene come mai ti “intrippi” la cosa», mi scrisse l’autore di un pur benemerito manuale di macrobiotica nel corso di una corrispondenza per la realizzazione di una intervista a tutto campo sulla macrobiotica, in risposta al mio tentativo di approfondire un tema così centrale in questa disciplina.

Eppure, che cos’è il veganismo o vegetalismo?

Nient’altro che la forma più compiuta di vegetarianesimo: niente carne, pesce e derivati (latte, uova, ecc.).

Vocabolario Treccani: “Concezione dell’alimentazione umana derivata dal vegetarianismo che esclude l’uso di ogni alimento di provenienza animale (perciò anche uova, miele, latte e prodotti caseari) e consente solo quello di alimenti vegetali.”

Nemmeno Georges Ohsawa nutriva particolare simpatia per i vegetariani occidentali, che definiva “protesting meat-eaters”, carnivori protestanti!! Ma lo faceva perché considerava il vegetarismo occidentale una reazione all’abuso dello sfruttamento degli animali e di un regime alimentare così pesantemente carnivoro. Considerava, cioè, questi vegetariani dei vegetariani “incompleti”, perché si astenevano dalla carne soltanto per ragioni sentimentali, cioè soltanto agendo uno dei sette livelli di giudizio da lui individuati.

Ma non era affatto contrario al vegetarianesimo, che anzi egli propugnava fortemente e che è la Macrobiotica.

Non mangiate regolarmente ciò che fugge o protesta. (G. Ohsawa)

La macrobiotica è il veganismo perfetto, il veganismo compiuto, lo stato dell’arte del veganismo se preferite. Questa cosa, lungi dall’offendere (che buffo che sia così) i “macrobiotici”, andrebbe da questi vissuta con orgoglio, vista l’importanza che il veganismo ha assunto oggi. Il veganismo è “la macrobiotica pura”: lo dice il padre della macrobiotica.

Questo fatto è testardamente osteggiato da molti macrobiotici, perché negli anni si sono abituati (complici divulgatori miopi e troppo centrati sull’aspetto fisico/salutistico della disciplina) a mangiare cibi animali con regolarità. Inoltre, quasi nessuno di loro conosce veramente gli scritti e il pensiero di Georges Ohsawa, e questo fatto curioso penso sia tipico e caratteristico soltanto della macrobiotica (di solito i padri fondatori si studiano e si onorano).

Quando replichi alle loro polemiche antivegan dicendo: “Ma… e Ohsawa?” ti prendono per marziano, tanto sono convinti che la questione veg non li riguardi.

Eppure il loro papà è chiarissimo.

Scrive Georges Ohsawa nel suo libro più famoso (Lo Zen Macrobiotico):

«Ogni nutrimento proveniente da un animale è poco raccomandato dal Buddismo, soprattutto dallo Zen che ne rappresenta un tipo evoluto.

Senza macrobiotica, niente Buddismo, ma poiché non siete abituati alla macrobiotica pura e non avete senza dubbio troppa fretta d’entrare nel Regno dei Cieli, potete mangiare carne di tanto in tanto, ma in quantità via via minore fino a che ne sarete completamente liberati.(…) Tutti coloro che consumano prodotti contenenti dell’emoglobina dipendono dagli animali, che hanno delle facoltà di giudizio inferiori e più semplici delle nostre, chiamate riflessi condizionati.»

E ancora, in A Book of Judo:«Io e i circa trenta allievi del mio istituto, il Centro Ignoramus, viviamo con una razione di dieci cents al giorno (cento per cento cibo vegetariano).»

macrobiotica ohsawa
Georges Ohsawa

In Philosophy Of Oriental Medicine: «Sono sicuro che l’uomo debba dipendere, in gratitudine, dalla grande Madre Vegetale; deve dipendente interamente ed esclusivamente da essa (…) Siamo figli della Madre Vegetale, che si sacrifica per alimentarci. Noi siamo vegetali trasformati. Senza clorofilla, non saremmo in grado di plasmare il nostro sangue, la nostra vita. La nostra madre è vegetale.

Se questa legge viene violata, soffriremo di difficoltà fisiche, mentali e anche spirituali. (…)

Tra le fonti di cibo affidabili e adeguate, quelle vegetali sono normali, logiche e sicure. L’opposto, la via del carnivoro, è rischioso.

Utilizzare l’inferiore e il più debole di sè conduce sempre alla rovina di chi si arrischia.

Anatomicamente parlando, concordemente con i suoi denti e i suoi intestini, l’uomo è vegetariano. Perchè allora dovrebbe dipendere per la sua alimentazione dalle carni e dagli altri derivati di animali inferiori?»

Da The Way of Healing (già Le cancer et la philosophie d’Extrême-Orient):

«Una teoria della nutrizione vecchia di quasi cent’anni raccomanda non solo di ingerire migliaia di calorie ma anche di consumare una certa percentuale di proteine animali tutti i giorni. Eppure, centinaia di milioni di persone non civilizzate in Asia hanno vissuto felicemente da vegetariane per migliaia di anni.

L’uomo è libero. Egli può nutrirsi di esseri indifesi sconfitti, deboli, innocenti. Forse questi sono nati per alimentare il forte, come affermano i sostenitori della “sopravvivenza del più forte”. Bene, a ciascuno il suo – il menu di un uomo può essere vario quanto i suoi capricci. (…) Potete consumare proteine animali in piccole quantità. Ma non dimenticate che, in accordo agli insegnamenti degli antichi saggi, miliardi di asiatici in Cina e in India hanno vissuto bene senza proteine animali per molte migliaia di anni. Si può vivere senza carne e pesce. Nessuno dei due è necessario. Potete mangiarne per motivi di piacere. Tuttavia, limitatene il consumacrobiotica ohsawamo se volete preservare la vostra salute fisica e mentale. Imparate come moderare i vostri desideri animali e sensoriali

Mangiare carne genera un uomo non libero che agisce violentemente, desidera avidamente e pensa egoisticamente. (G. Ohsawa)

Da Practical Guide To Far Eastern Macrobiotic Medicine:

«Mangiar carne viola la costituzione dell’Ordine dell’Uomo, (…); causerà la perdita dell’originalità e dell’indipendenza, e genererà anormalità biologica. Mangiare carne significa radicare il seme dell’uomo sugli animali invece che sui vegetali. Mangiare carne è un mezzo artificialmente distorto di diventare un uomo invece di un mezzo naturale. Mangiare carne genera un uomo non libero che agisce violentemente, desidera avidamente e pensa egoisticamente.(…)

Comunque, nessuno può cambiare il proprio piacere. Così, io non spingo nessuno a modificare in senso vegetariano la propria alimentazione, se egli ama mangiar carne. Sto soltanto dicendo che la dieta dell’uomo è basilarmente a base vegetale, con circa il 10 per cento di cibi animali per capriccio. In effetti, il vegetarianesimo occidentale è una reazione degli occidentali alle recenti abitudini carnivore che producono condizioni acidiche.».

E infine ancora da The Book of Judo:

«I prodotti animali non sono affatto necessari per mantenere la vostra salute; questi prodotti  andrebbero aboliti completamente dalla vostra alimentazione quotidiana per ristabilire o stabilire la vostra condizione fisica e per sviluppare e fortificare la vostra adattabilità, immaginazione, memoria e giudizio

Questa è soltanto una rapida selezione di brani dalle sue opere, ma chiunque abbia letto attentamente Georges Ohsawa non può avere dubbi sul suo pensiero in merito, e cioè:

  • l’alimentazione macrobiotica è priva di prodotti di origine animale (carne, pesce, formaggi, uova), cioè è un regime vegano;
  • è possibile consumare una piccola quantità

    macrobiotica ohsawa
    Françoise Rivière
  • di questi cibi *per capriccio*, fintantoché non si è in grado di abbandonarli completamente.

Spiace constatare che proprio la “scuola” che per altri versi è la più vicina alla macrobiotica di Ohsawa, quella del piccolo centro di Levy nel sud della Francia, ignori le indicazioni del fondatore introducendo stabilmente cibi carnei nella dieta. Peccato, perchè nella stessa Francia un altro nome storico della prima macrobiotica e collaboratrice diretta di Ohsawa, Françoise Rivière, aveva saputo tenere ferme le redini della disciplina: «Pesce, pollame, carni e formaggi vanno consumati il meno possibile o niente affatto. In ogni caso, non si consumano su base regolare perchè promuovono l’aggressività e creano infelicità

Allo stesso modo Herman Aihara, secondo il quale il consumo di cibi animali dovrebbe ragionevolmente andare dallo 0% fino al 5% al massimo nei climi temperati.

Continuare a ironizzare sul movimento vegan, del quale invece la macrobiotica avrebbe potuto e dovuto prendere le redini, è controproducente e ben rappresenta la capacità involuta della macrobiotica post-Ohsawa di farsi del male e di girare in tondo, alimentando la sua veste di esotico salutismo in salsa orientale invece di rappresentarsi per quella formidabile via di evoluzione psicospirituale che – nelle intenzioni del fondatore – avrebbe dovuto essere.

A cosa serva esattamente, oggi, questa macrobiotica che guarda il dito al posto della luna, chimica senza alchimia, guscio vuoto che ha smarrito la propria sostanza e il proprio fine (raggiungere il Giudizio Supremo, dice Ohsawa, e dunque la liberazione), io non l’ho capito. Fatto sta che, piaccia o no a certi macrobiotici: «L’alimentazione carnea impedisce l’evoluzione.» (G. Ohsawa, 1960)

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Georges Ohsawa annunciò poco prima di morire la sua intenzione di trascorrere il resto dei suoi giorni sotto questo regime alimentare. Ciò nonostante la generale incomprensione della natura profonda di questo regime costituisce un grosso limite della cultura e della pratica macrobiotica.

La dieta numero 7 di Georges Ohsawa è sicuramente il più noto, e il più famigerato, regime alimentare curativo conosciuto.

Introdotta nei primi anni ’60 nel libro-culto Zen Macrobiotics, amata e odiata, accusata di morti da settarismo e celebrata per le guarigioni miracolose, la dieta numero 7 ha suscitato e suscita tuttora la paura o l’incomprensione di moltissimi macrobiotici.

macrobiotica ohsawa
La prima edizione americana di Zen Macrobiotics

Michio Kushi l’accantonò a favore di varianti curative (molto yin rispetto alla n. 7) della sua Dieta Macrobiotica Standard. Herman Aihara ne disse peste e corna, terrorizzato dalle possibili conseguenze nefaste di un’applicazione troppo rigida.

René Lévy vi ricorse sempre, nel suo centro macrobiotico francese, pur trascurandone di fatto la dimensione, spirituale, più elevata.

Ancora in Francia, Françoise Rivière ne magnificò la sua rappresentazione quale forma più alta e pura di macrobiotica, e ne fu probabilmente l’interprete migliore.

La generale incomprensione della natura profonda di questo regime costituisce un grosso limite della cultura e della pratica macrobiotica. Dovrebbe spingere a una riflessione più attenta il fatto, poco noto, che Georges Ohsawa annunciò poco prima di morire la sua intenzione di trascorrere il resto dei suoi giorni sotto questo regime alimentare.

Che cos’è la dieta n. 7?

In termini pratici, è il regime alimentare curativo della macrobiotica, il suo massimo applicativo con riguardo alla possibilità di guarigione.

Fa parte della tarda elaborazione di Georges Ohsawa, ed è uno dei sette regimi elaborati nello Zen Macrobiotics:

macrobiotica ohsawa
I 7 regimi alimentari di G. Ohsawa

Per ciascun regime vale l’indicazione di “bere il meno possibile”.

La numerazione che si ripete in senso inverso – ultime 3 diete della tabella – si spiega perché si tratta di regimi al di sotto della “soglia di sicurezza”.

In realtà, nell’intero Zen Macrobiotics Ohsawa non farà più riferimento a questi regimi, eccezion fatta per il 6, suggerito per la cura di patologie leggermente meno Yin, e per il 7, valido per la cura di tutte le malattie essendo la malattia, con poche eccezioni, un momento Yin (e la dieta numero 7 è molto Yang).

Un punto fondamentale da comprendere è che la dieta numero 7 non è una “dieta disintossicante”, ma rappresenta la forma più autentica ed elevata di pratica macrobiotica (“il fondamento della macrobiotica“, come la definisce Françoise Rivière), con un profondo riflesso psicospirituale. E’ per questo che è un regime completamente vegano, come lo è la stessa vera macrobiotica nelle parole del suo stesso fondatore.

Da un punto di vista profondo, la dieta n 7 consiste nel… pregare e digiunare:

«Se non potete migliorare la vostra salute, è perché non conoscete il vero significato della preghiera e del digiuno o avete perduto la fede in Dio, il Creatore dell’Universo (…)

La vera preghiera non consiste nel ‘mendicare’ ma piuttosto nel concentrarsi ad ogni istante sull’ordine dell’universo, sul Regno dei Cieli e sulla Giustizia divina. Il vero digiuno non consiste nell’astenersi da ogni cibo, o ogni bevanda, al contrario, consiste nell’aderire rigidamente a tutto ciò che è indispensabile per vivere ed a nient’altro. Non ci si può privare dell’aria, dell’acqua né della luce, di cui i cereali, che sono alla base della nostra esistenza, sono la sintesi più meravigliosa. I cereali, il fuoco ed il sale [osserviamo che di tutti e tre questi elementi buona parte della macrobiotica contemporanea ha sensibilmente ridotto l’uso] differenziano l’uomo dagli animali e questo è fondamentale. L’uomo l’ha quasi dimenticato ed ha quasi abbandonato sua Madre, il principio della sua vita (…)

Abbandonate tutto ciò che non è assolutamente necessario per la vostra vita, almeno per una settimana o due, ed avrete intravisto che cosa sono la libertà, la felicità e la giustizia

«Il metodo d’oro di Gesù è preghiera e digiuno. Questa è anche la tecnica di base di tutte le scuole orientali che, oggi come migliaia di anni fa, ci conduce verso la consapevolezza del fatto che ci troviamo sempre nel Regno della Felicità Eterna. (…)

Un altro modo di dire “pregate e digiunate” è “vivere parvo”, che significa: “Siate distaccati da tutto ciò che non è assolutamente e immediatamente necessario»

macrobiotica ohsawa

Questi due imperativi, preghiera e digiuno, hanno una duplice valenza fisica e spirituale:

«Pregare è vedere ogni cosa in termini di Yin e Yang, la Giustizia Assoluta dell’Infinito Universo. Digiunare è abiurare gli eccessi (…) Com’è semplice questa essenza della medicina fondamentale, divina e onnipotente!»

Quali alimenti comprende la dieta n. 7? «Tutti i tipi e tutte le preparazioni di cereali integrali, il pane integrale lievitato, il gomasio, la salsa di soia salata non chimica, il miso, gli specifici, il prezzemolo tritato.»

Tipicamente, si scelgono uno o due cereali integrali (ma raramente si rinuncia al riso integrale), secondo gusto o qualità terapeutica del cereale, e si cucinano con le modalità consentite dai pochi condimenti accettabili, eventualmente affiancando il chicco con altre preparazioni ad es. a base di farine, come il chapati.

Non è questa la sede per approfondire la parte squisitamente culinaria del regime n. 7, ma è utile qualche annotazione.

Il riso e gli altri cereali vengono sempre accompagnati dal gomasio perché quest’ultimo ne favorisce l’alcalinizzazione, grazie al contenuto in sale efficacemente assorbibile (in quanto “avvolto” nell’olio frazionato dei semi di sesamo). Stesso scopo ha la raccomandazione di «masticare ogni boccone almeno 50 volte e, se volete assimilare il metodo macrobiotico il più rapidamente possibile, da 100 a 150 volte». La ptialina, enzima contenuto nella saliva, avvia infatti la digestione dei carboidrati, scomponendo gli amidi.

La comune indicazione, negli elenchi di alimenti a effetto acido/basico oggi così di moda, che i cereali integrali sono acidificanti, è da rivedersi nel caso della preparazione e consumo macrobiotici, che ne alcalinizza l’effetto sull’organismo, oltre a yanghizzarli ulteriormente, rendendoli lo strumento cardine del riequilibrio psicofisico.

macrobiotica ohsawa
Georges Ohsawa

Si vede bene che il co-sovrano di questo regime curativo, assieme al cereale in chicco, è il sale. Sale marino integrale, naturalmente, un sale non trattato né sbiancato ancora in possesso di tutti gli oligoelementi in tracce che l’organismo saggiamente saprà destinare.

La vera funzione del miso, così come della salsa di soia detta shoyu o tamari (la differenza tra i due, in termini di composizione, è il contenuto in frumento del primo), tipici condimenti salati della macrobiotica, è veicolare il sale marino, sebbene tali veicoli rimangono inferiori per il motivo detto al gomasio.

Il sale “è un mago”, perché così come «il sale del mare trasforma tutti i microbi dannosi in esseri animali e vegetali di straordinaria bellezza (…) il sale nel sangue neutralizza tutti i fattori dannosi e li trasforma in elementi nutritivi e benefici (…) Il sangue è il mare in miniatura nella nostra costituzione. Il sangue è il mare creativo nel nostro corpo.»

Quando G.O. scriveva queste parole già imperava la guerra al consumo di sale, capro espiatorio confutato da Ohsawa alla stessa stregua del fumo di sigaretta.

Abbandonate tutto ciò che non è assolutamente necessario per la vostra vita, almeno per una settimana o due, ed avrete intravisto che cosa sono la libertà, la felicità e la giustizia. (G. Ohsawa)

Parlare di capri espiatori porta a esaminare un altro tratto distintivo della dieta n. 7, e cardine della cura: bere il meno possibile.

Il bere poco della macrobiotica ohsawiana pareva già allora un consiglio folle, dal momento che già imperversava l’imperativo di bere il più possibile per “lavare i reni”. Scrive G.O.:

«Il lavoro giornaliero dei nostri reni può essere paragonato allo sforzo necessario per trasportare una tinozza da mille litri in cima alle Alpi. Il rene è un gigante-nano, un lavoratore instancabile, un chimico scrupoloso che non si riposa mai. Da quale fonte scaturisce questa inesauribile energia? Chi controlla la produzione di questo strumento di precisione? È “automatico”? Ma chi o che cosa potrebbe essere responsabile di un tale “automatismo”? Nessun professore è in grado di rispondere.

Il rene processa acidi, impurità e veleni, rinnovando a ogni istante la sua costituzione. Com’è resistente! Com’è piccolo! Com’è creativo! È come un orologio immerso in una soluzione chimicamente impura che riesce a lavorare diligentemente senza mai rompersi. Abusare o distruggere questa macchina vivente, questo gigante-nano, è un atto molto estremo. Danneggiarlo anche solo un poco vi marchia come ingrati, ignoranti, brutali, crudeli e arroganti – ingrati perché non avvertite la gioia di possedere un simile tesoro, e arroganti perché arroganza e ignoranza sono sinonimi, come lo sono brutalità e crudeltà. (…) Vi suggerisco di cuore e con affettuosa sollecitudine di non dare ascolto ai semplicistici professionisti della salute che vi raccomandano (a pagamento) di bere quanto più possibile: “Questo è un metodo necessario ed efficiente per ripulire i reni”, sostengono. Ma molti sono coloro che hanno conosciuto la distruttività di questo consiglio, dopo aver sprecato anni e speso fortune. Questi professionisti hanno in apparenza dimenticato tutto quello che hanno mai appreso nei loro studi sulla funzione straordinaria dei glomeruli di Malpighi (estremamente minuti: dieci millesimi di centimetro di spessore), capaci di differenziare tra acqua, zucchero e molecole proteiche.

Come può qualcuno equiparare questi meccanismi microscopici meravigliosamente delicati e precisi alle reti fognarie cittadine? Che insolenza!».

L’indicazione non è qui di morire di sete, ma di bere soltanto in presenza di sete vera. Va anche sottolineato che (a patto di non esagerare con i condimenti salati) osservare un’alimentazione macrobiotica diminuisce lo stimolo della sete, perché in quanto vegana comporta un introito di sodio (di cui sono ricchi i prodotti animali) sensibilmente ridotto.

In tutti i casi di malattia l’effetto della numero 7 è molto marcato: sintomi di assenza o eliminazione i primi giorni (mal di testa, sonnolenza), poi alla boa dei 10 giorni il “cambio di direzione”, con la riduzione o scomparsa di sintomi ben definiti. Questa espulsione dello Yin e costruzione accelerata dello Yang porta rapidamente, nel giro di poche settimane, a una fase consolidante di stabilità psicofisica: calma interiore, concentrazione, senso di forza fisica, sonno di qualità, energia corposa ma non esuberante.

Dopo un mese, che può considerarsi in termini molto generali il limite oltre il quale è preferibile allargare il regime, l’organismo ha recuperato una perfetta omeostasi e i risultati raggiunti sono ormai acquisiti; occorrerà del tempo, nel caso di ritorno a un’alimentazione disordinata e caotica, perché i sintomi risolti si ripresentino.

Quanto detto ha naturalmente un valore assolutamente generale, con ampissime variazioni secondo le condizioni della persona: in linea di massima, peggiore la condizione e maggiore il tempo di recupero. Tuttavia, vale qui un’osservazione: l’abituale definizione di malattia “grave” risponde a criteri che non sono necessariamente quelli propri dell’ordine naturale dei fenomeni. Un intestino persistentemente atonico, ad esempio, potrebbe essere un segno molto più grave di frequenti emicranie invalidanti resistenti agli antidolorifici; la percezione però della persona e del suo medico potrebbe essere diversa, in virtù della maggiore pervasività della seconda condizione, e della momentanea risolvibilità della prima condizione con prodotti farmaceutici.

In linea di massima potremmo figurare la condizione dell’uomo malato come quella di una persona che ha deviato (per ragioni di ignoranza o di arroganza secondo Ohsawa) dalla Via, dal tracciato sentiero della salute che è quello proprio dell’Ordine dell’Universo.

dietan7

La dieta n. 7 costituisce un vigoroso cambio di rotta, una spinta formidabile e drammatica verso il ritorno alla normalità. Immaginiamo un naufrago in mare aperto su una barca a vela, che percepisce l’arrivo di un vento incredibilmente impetuoso che soffia nella giusta direzione e vuole profittarne.

Il tempo necessario e lo stesso esito della virata dipenderanno da quanto lontano costui si è spinto (o è stato dalle correnti trascinato: arroganza o ignoranza), perché può trovarsi in alto mare a poche miglia dalla costa ma anche in pieno oceano sulla rotta degli squali. Ma dipenderanno anche da quanto la sua barca sia ancora strutturalmente solida e da quanto vento la sua sgualcita vela possa sopportare.

Tutti coloro che ho guarito sono morti. Così, ho deciso di non curare più nessuno. (G. Ohsawa)

Ecco perché, con la consapevolezza che la macrobiotica (come i macrobiotici amano fin troppo ripetere) non è una bacchetta magica, il malato grave dovrà sempre chiedersi: può valerne la pena? La risposta può essere soltanto sua.

C’è una frase straordinaria attribuita a Georges Ohsawa nell’ultimo periodo della sua vita, che rende pienamente conto del suo imperioso desiderio di restituire al malato la responsabilità della propria malattia, senza più delegarla a nessuno, unica vera possibilità di autentica e duratura salvezza:

«Tutti coloro che ho guarito sono morti. Così, ho deciso di non curare più nessuno

Questa frase ha la forza di un meteorite lanciato su uno stagno e intende invocare l’assoluta necessità di FAR DA SE’ nella ricerca della guarigione. Certamente le difficoltà tecniche possono esserci, ed è legittimo e a volte opportuno farsi seguire soprattutto nelle prime fasi da una persona esperta. Purchè ciò avvenga senza deleghe.

Se vuoi saperne di più sulla dieta numero 7 scrivimi!

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