La storia della macrobiotica è singolarmente brutta.

Fondata più di settant’anni fa da Georges Ohsawa, che con una straordinaria operazione quasi di archeologia del Tao aveva recuperato e decifrato un sapere millenario, voleva essere un cammino di liberazione per (ri)creare uomini liberi e felici.

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Georges Ohsawa

La Felicità Eterna, la Libertà Infinita e la Giustizia Assoluta”: ecco lo scopo della macrobiotica secondo il suo fondatore.

Ma bastarono pochi anni dalla sua morte perchè gli allievi mandassero tutto a puttane.

Il più prolifico e influente, Michio Kushi, è stato il maggiore artefice della deriva dell’insegnamento macrobiotico, con una inyologia (=studio e interpretazione delle dinamiche dello yin e dello yang) grossolanamente reinterpretata e un tentativo di modernizzare le regole alimentari, con la conseguenza di una macrobiotica divenuta disciplina salutista e inefficace. Il tutto aggravato dal peccato mortale di aver ammantato di apparente complessità un insegnamento che era e voleva rimanere semplice, pur nella sua rivoluzionaria profondità: da qui i corsi per “counselor macrobiotico”, al costo di migliaia di dollari. Voilà la macrobiotica puttana.

Culmine e nemesi inevitabile, direi, di questa parabola il cancro al colon che alcuni anni fa ha colpito lo stesso Michio Kushi, malattia che per tipo (il cancro è il paradigma della malattia degenerativa, cioè l’opposto di ciò che dovrebbe accadere un macrobiotico) e locazione (cancro tipicamente legato all’alimentazione) assume un rilievo paradigmatico.

Sulla West Coast, Herman Aihara, a capo della Ohsawa Macrobiotic Foundation, con molto meno successo tentò di portare avanti il messaggio originale di G.O., ma – forse per compensare gli eccessi salutisti della scuola di Boston – la macrobiotica da lui divulgata è un po’ scolorita, un po’ tiepida. E un po’ pavida: oggi la Ohsawa Macrobiotic Foundation insegna che l’indicazione di bere poco, uno dei capisaldi dell’insegnamento del fondatore, è da considerarsi “outdated”, e in generale la tendenza a osare poco si è spinta a estremi un po’ buffi, come la traduzione in inglese di un bel testo di F. Riviere condito di un imponente apparato di note, corollari, distinguo e introduzione tutti tesi a sminuire l’effettività del rigore di certe prescrizioni alimentari. Paura della “numero 7”, la mitica dieta curativa di Ohsawa, summa dello straordinario potere biospirituale della macrobiotica… sarebbe stato un escamotage ohsawiano per tenere lontani i francesi dai consommé, dice Aihara. Se lo dice lui…

A parte le astruserie di allievi minori, come quel Kikuchi che rinnegando clamorosamente non solo il Maestro ma anche cinquemila anni di storia ha ritenuto di affiancare allo Yin e allo Yang uno…. Rang (!), c’è poco altro in giro, per lo più kushiani di seconda o terza generazione che mescolano la macrobiotica con la nutrizione molecolare e il crudismo, e che sostituiscono – mi dicono – la centralità del cereale con la centralità del broccolo.

In Italia può capitare di frequentare un Punto Macrobiotico di Pianesi in cui viene servita insalata cruda a gennaio e cinghiale la domenica. Insomma, ognuno fa un po’ a modo suo.

Luminosa eccezione a questo lungo delirio è la cosiddetta “scuola francese”, la più diretta erede degli insegnamenti originali (G.O. trascorse buona parte del suo soggiorno occidentale a Parigi), i cui nomi principali sono Francois Riviere e Rene Levy. E’ la c.d. “macrobiotica yang“. La seconda più yang della prima, visto che (sciaguratamente) ha introdotto l’uso stabile di cibi carnei nel regime alimentare.

Arriviamo al nostro. Bruno Sangiovanni per lunghi anni vicino a R. Levy, tenta di compiere un’operazione rimasta sorprendentemente intentata: sistematizzare l’intero insegnamento di Ohsawa in un solo volume, anzi in un manuale, snello, pratico, operativo. George Ohsawa, al secolo Nyoichi Sakuratzawa, infatti, è certamente uno dei grandi personaggi della storia dello spirito, un Gesù, un Nagarjuna, un Lao Tze. Ma non si può dire fosse un grande scrittore, dal momento che – pur tra innumerevoli ripetizioni – i suoi insegnamenti sono sparsi in una miriade di libri, in modo abbastanza casuale.

Ciò ha contribuito enormemente alla scarsa conoscenza della macrobiotica autentica, giacchè è palese che oggi – tra i macrobiotici – pochissimi ne conoscono davvero gli autentici fondamenti. La “fuente” a cui occorre ritornare, come diceva Rene Levy in una indimenticabile intervista ad Aurora Fornos Vilanova mostrando una copia di Le Zen Macrobiotique.

Riesce l’autore nel suo coraggioso intento?

In buona parte sì, perchè c’è davvero “tutto quello che avreste dovuto sapere della vera macrobiotica di Ohsawa e non avete mai osato chiedere” nelle scarse 200 pagine del volume. E ciò anche se lo stile scelto, eminentemente pragmatico-operativo (e non a caso Sangiovanni paragona la stesura a quella di una “presentazione di lavoro”) non rende giustizia ai temi più squisitamente filosofici e astratti del pensiero di Ohsawa, compito – intendiamoci – difficile per chiunque ma che rende comunque questo manuale incompleto.

Lo sforzo compiuto da Bruno Sangiovanni è così meritorio, e così importante, che ingoiamo il rospo di un altro grosso limite del libro, quello di non ribadire i fondamenti vegani della dieta macrobiotica secondo Ohsawa, da troppo tempo disintegrati dai seguaci della disciplina. Ma non poteva essere altrimenti, visto che l’autore proviene dalla “carnea” scuola francese di Levy.

Ultimo importante difetto è quello di insistere sulla necessità di un soggiorno nel centro macrobiotico fondato da Levy, come se fosse impossibile o non auspicabile scoprire la pratica macrobiotica da soli, che era invece la via indicata da Ohsawa.

Tolti questi limiti, ciò che rimane tra le mani è un libro che può aiutare i curiosi a capire che cosa è davvero la macrobiotica, ma che può dare a mio avviso il meglio di sè proprio a chi già si proclama macrobiotico. Il quale, abbandonata una buona volta tutta la sovrastruttura ridondante di trasformazioni, elementi, mali yin e mali yang ecc.ecc., potrebbe ritrovarsi faccia a faccia con una verità più semplice, più fondamentale. E quindi più vera. Un’autentica rivoluzione; come avrebbe voluto essere, da principio, la macrobiotica di Georges Ohsawa.

Macrobiotica - La Via Dimenticata per la Salute e la Felicità Macrobiotica – La Via Dimenticata per la Salute e la Felicità
Il metodo originale di George Ohsawa
Bruno Sangiovanni

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