A volte la verità è una scoperta. A volte un’inferenza. Altre volte una trasmissione di conoscenza.
Altre volte ancora la verità diviene tale per saturazione. Almeno così deve aver pensato il signor Valdo Vaccaro, professione divulgatore alimentare (quello che trova gli omosessuali “ridicoli e schifosi”), ritenendo che basta ripetere le cose a oltranza perchè queste divengano vere.
Purtroppo non funziona così, le castronerie rimangono castronerie e tant’è.

valdo vaccaro

Vediamo cosa scrive sul suo blog:

«La storia intrigante del medico giapponese Ohsawa che, trasferitosi a New York e diventato primario del suo ospedale, vede morire in pochi anni figli, fratelli e amici, senza poter prestar loro soccorso, e che disperato decide di disfarsi del camice, di spretarsi e dichiararsi non più medico, non poteva non conquistare adepti in occidente.»

«Era un uomo di carattere e, pressato da eventi negativi in famiglia, andò in crisi come medico, trovando il coraggio di spretarsi e di ribellarsi alle inettitudine e alle note magagne della medicina occidentale, quando era già giunto ai vertici della professione medica.
Buttare il camice nella spazzatura, quando sei dirigente sanitario di un ospedale non è cosa da tutti

«La stessa cosa che fece ad esempio il medico giapponese George Ohsawa, quando scaraventò con rabbia e disperazione il suo camice di primario ospedaliero nel cestone dei rifiuti, per la sua recidiva incapacità di guarire non solo i pazienti che aveva in reparto, ma pure i membri della sua famiglia, che gli morivano uno dopo l’altro.
Solo che spretarsi è facile, mentre trovare una nuova chiesa migliore non è da tutti

Bene. Apprendiamo quindi che Georges Ohsawa, fondatore della macrobiotica:
– era un medico
– si trasferì a New York
– divenne primario di un ospedale (il *suo* ospedale!)
– non fu capace di curare “figli, fratelli amici”, che gli morirono intorno come mosche
– si dimise, abbandonò la professione medica e si inventò la macrobiotica

Che storia suggestiva. Peccato che… esista solo nella testa di Vaccaro.
Ohsawa non fu mai medico, non si trasferì a New York, non fu primario di alcun ospedale, e non essendo medico non vide morire i suoi congiunti per la sua incapacità di curarli.
Non manca l’invenzione di un tragico epilogo alla fiction biografica: il povero Ohsawa era infatti «ignaro che l’atroce sorte di un investimento stradale era dietro l’angolo, pronta a stroncargli del tutto la carriera». Peccato che il nostro morì nel letto di casa sua, senza nessun’auto a travolgerlo.

Nonostante queste grossolane fandonie, il sig. Vaccaro si prende la briga di aggredire in lungo e in largo, nelle pagine del suo blog, la macrobiotica di George Ohsawa, di cui evidentemente non sa nulla.
E non può così che inanellare una serie di strafalcioni: su Ohsawa che «come tutti gli altri a quel tempo, si fida delle quote vitaminiche scurrili della FDA, che ha posto a 40-60 mg/giorno la quota giornaliera indispensabile di vitamina C» (quando al contrario Ohsawa criticò aspramente le c.d. “dosi raccomandate” dei nutrienti), su Ohsawa che stravolse la teoria dello yin e dello yang demonizzando lo yin in quanto femmina, notte, freddo, ecc. (dispiace per Vaccaro che la simbologia dello yin sia così, per lui s’intende, negativa)….

… fino a spingersi a scrivere che: «Non comprese Ohsawa che proteina non dà proteina, che sale non dà sale, che alcalino non dà alcalino, che acido non dà acido, che yang non dà yang, ma che nel corpo umano tutto si trasforma e si ricrea secondo leggi ben precise». Cioè: George Ohsawa, che per primo comprese l’importanza in campo alimentare degli studi sulle trasmutazioni del grande Louis Kervran (e con cui lungamente collaborò in un rapporto di reciproca stima), non sapeva che nel corpo umano tutto si trasforma!
Massì, chi sarà mai questo Kervran, proposto per il premio Nobel e lungamente boicottato per la rivoluzionarietà delle sue scoperte, quando abbiamo giganti della scienza come Edward Howell, Paul Kouchakoff e André Simoneton, i grandi ispiratori di Vaccaro e sconfessatori di Ohsawa?

Perchè tutto questo astio nei confronti della macrobiotica e del suo fondatore, pur non sapendone evidentemente nulla?
Dev’essere arrivato all’orecchio di questo signore che Ohsawa criticava l’iperconsumo di frutta, e questo non può sopportarlo: «la frutta è sempre rimasta priorità assoluta nella mia vita, e l’ho sempre raccolta, cercata, inseguita e acquistata. Non ho mai lasciato la casa di famiglia priva di diverse cassette di agrumi, di mele, di meloni, di uva, di cachi e di castagne, biologiche quando si può e non-biologiche quando non si riesce, perché anche quella non biologica è frutta, di seconda scelta ma sempre frutta, benedetta dal sole più che demonizzata da qualche veleno di troppo.» Qualcuno interessato all’alimentazione naturale potrebbe chiedere: “e d’inverno?”. Semplice: “per sei mesi” – scrive Vaccaro – “non esiste frutta fresca-biologica-stagionale” (ma va?), quindi… non importa! Che sia inquinata da pesticidi, importata dall’altro capo del mondo e trasportata surgelata e impoverita in un ambiente per essa completamente innaturale… fa nulla.

E sia. I lettori interessati ad approfondire hanno a disposizione “le tesine” (sic!) del blogger, da rileggere al doposcuola. Avendo toccato con mano la cognizione di causa con cui Vaccaro parla delle cose, valuteranno ovviamente di conseguenza il valore di tali letture.

A lui ancora la parola per il gran finale: «Ho praticato pure io gli aspetti positivi della macrobiotica, (…) deliziandomi eroticamente quando c’era bisogno, perché ogni movimento globale e coinvolgente del corpo, ogni surriscaldamento e ogni traspirazione aerobica, ogni emozione bella e condivisa, producono yanghizzazione e salute.».
Delizie dell’autoerotismo… chissà se Georges Ohsawa lo sapeva.

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