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Sull’utilità e il danno dei corsi macrobiotici per la vita

La pubblicazione dei “5 modi per ammalarsi e morire di macrobiotica” ha fatto un certo scalpore, e fatto nascere parecchi mal di pancia più o meno sotterranei.

L’unico che ha avuto il coraggio (coraggio intellettuale, intendo) di non sottrarsi al confronto è anche il personaggio che, per esperienza e spessore, ha forse più di ogni altro l’autorevolezza per parlare, in Italia.

E cioè Roberto Marrocchesi, grande maestro della Macrobiotica nostrana (qui la sua pagina FB, da visitare e che merita subito il tuo “Mi piace” per restare tuned).

Questo è il secondo di cinque post in cui troverai le nostre (di Roberto e mie) opinioni a confronto sui “5 modi per morire” illustrati nell’articolo che ho citato prima (e che trovi, integrale, QUI). La prima confutazione e relativo dibattito li trovi QUI.

Facci sapere la tua inserendo un commento al post.


Il SECONDO metodo che avevo individuato “per ammalarsi e morire di Macrobiotica” era:

FREQUENTARE CORSI SU CORSI DI CUCINA MACROBIOTICA

I corsi di cucina macrobiotica sono meravigliosi, occasioni uniche per imparare i tanti modi per tagliare le verdure, per cuocere i cereali, per fare le zuppe, il pane macrobiotico, perfino i dolci macrobiotici.

Ma per favore non passare da un corso a un altro e poi a un altro, pensando che la macrobiotica sia questo.

Sono decenni che i nuovi “maestri” ci ripetono che è fondamentale seguire (a pagamento) corsi di cucina macrobiotica per fare macrobiotica. Questo è totalmente falso.

Fare macrobiotica non significa cucinare, e soprattutto imparare a cucinare da sè e per sè è una chiave fondamentale per la vera comprensione della macrobiotica. Non lo dico io, lo dice Ohsawa: “All’inizio, ignorando tutto circa la cucina macrobiotica, i vostri piatti non saranno succulenti, ma non ha importanza, se non lo sono, mangerete di meno, con grande vantaggio del vostro stomaco e dei vostri intestini, che sono certamente più o meno affaticati. Di modo che meriterete ugualmente le mie felicitazioni”.


Mi scrive Roberto:

Roberto Marrocchesi

E così caro Fabio, studiare tanta cucina macrobiotica sarebbe un ottimo modo di morir giovani e magari di cancro, secondo te? BUM!!!

Dopo la prima salva, addolcisco il tutto con un aneddoto reale.

Massachussetts, Agosto 1978. Ho la fortuna forse non goduta da altri italiani, di assistere ad una singola lezione di cucina tenuta da un Monumento Vivente (termine giapponese per i loro Grandi Vecchi illustri) LIMA OHSAWA  vedova di Georges. 200 giovani quasi tutte donne in religioso silenzio contemplano i suoi misurati gesti e il suo bellissimo kimono bianco a fiori azzurri. Pare una farfalla.

Il menu è zuppa di miso, nitsuke di carota e cipolla, riso integrale, gomashio. Ad un certo punto, Lima mette svariati cucchiai di sale marino in non ricordo quale piatto. Una giovane sposa rispettosamente chiede all’interprete Ron: “Ma, non crede che sia troppo, quel sale lì?” Lui, un ragazzone in calzoncini a mezzagamba, atletico e coltissimo nella lingua e tradizioni orientali, si ferma, la squadra a gambe larghe, mani in tasca e fa: “E TU  vorresti che IO traduca a LEI questa domanda? Oh NOOO...”

Risata garbata del pubblico, Lima continua serafica a mescolare e salare. Fine dell’aneddoto.

Il libro di Lima, THE ART OF JUST COOKING  si vendeva in quei giorni, non meno di 200 ricette…tutte fantastiche, un po’ salate, ma il sale è come il giudizio, ognuno ci mette del suo, quanto crede. Lei insegnò cucina almeno un 60-70 dei suoi 102 anni, o giù di lì.

E allora, questa cucina? Potrei citarti diverse dozzine di persone, tra le centinaia che vidi in consulti privati o vari eventi pubblici, che mi testimoniarono di aver compreso cosa fosse far macrobiotica SOLO  dopo avere assistito ad una lezione di cucina, magari con me, o mia moglie, o anche altri amici insegnanti. Le donne qui lo so, son tutte dalla mia parte. GO era molto yang, intellettuale e filosofo con un certo disprezzo per gli agi, i comfort, i piaceri sensoriali del cibo per lui erano cosa di scarso valore, quasi da evitarsi, e così…si mangiava di meno? Ma quando mai!! Il macrobiotico medio specie se esagera con la porzione di cereali, farinacei e non, diventa un MANGIATORE DI PROFESSIONE! Si chiama ipoglicemia, o resistenza Insulinica, porta diritto alla sindrome Metabolica,al diabete o almeno alla panza prominente.

E’ quindi importantissimo imparare nuovi modi variati di cucinare, e non solo col fuoco, le verdure che ci danno varietà, freschezza, colore, sapore e se vogliamo vitamine e minerali e fibre che hanno la loro importanza.

Questo lavoro è stato affinato e specializzato in diversi modi, conobbi non meno di un 3-400 cuochi macro specie donne  che ne han fatto un mestiere, sempre più affinado la tecnica e creando piatti gustosi, sani, vere medicine senza l’amaro in bocca! Forse che vorresti far loro i conti in tasca, per tutto il lavorone che fanno, fecero e faranno? Forse che un lavoro così bello non va compensato? Con Totò dirò, ma mi faccia il piacere, mi faccia!

.


Risposta di Fabio:

Fabio Procopio

Caro Roberto, tiro perfetto ma… al bersaglio sbagliato.

Io sono completamente d’accordo con quanto scrivi. Parola per parola.

Le mie obiezioni sono altre. Le prendo dal mio testo:

  1. non passare da un corso a un altro, pensando che la macrobiotica sia questo
  2. ci ripetono che è fondamentale fare corsi di cucina macrobiotica per imparare la macrobiotica… questo è falso
  3. imparare a cucinare da sé e per sé è fondamentale

Ti chiedo, in tutta onestà: non è forse vero che moltissime persone sono convinte dei punti 1. e 2. ? (che si mescolano e confondono tra loro). E tu, in tutta coscienza: sei d’accordo?

Di chi è la colpa? Non lo so. Ma ricordo bene che in più di un libro di M. Kushi è scritto nero su bianco che è necessario frequentare un corso.

Allo stesso modo, decine di persone sono pronte a giurare che è assolutamente indispensabile andare al centro di (fu) Levy in Francia per imparare a cucinare (e addirittura per guarire, ma di questo parleremo in un’altra puntata). E dubito che nel circuito pianesiano la sperimentazione personale sia propriamente vista come una virtù.

Risultato: le stesse persone che delegano la propria salute ad altri (cosa che, in linea di principio anche se non assolutamente in punto di fatto, i “macrobiotici” deprecano) delegano l’apprendimento della preparazione del cibo, che ne è una premessa fondamentale, ad altri. In questo modo, mancano l’opportunità di sviluppare il proprio Giudizio, e con essa – spesso se non inevitabilmente – l’opportunità di una vera e completa guarigione su tutti i piani.

“DOVETE FARLO DA SOLI”. Parole di Georges Ohsawa (in Z.M).

Sperimentate, provate, sbagliate, ritentate! Cosa sviluppa di più il Giudizio, e dunque l’accesso all’essenza più profonda della Macrobiotica, andare ai corsi e imparare un sapere pre-pronto (cioè altrui) o lo sbattere e la testa (e a volte il piatto) contro il muro delle infingarde ricette di Ohsawa nello Zen Macrobiotics? E tra l’altro: è casuale che siano infingarde? Ovviamente NO!

Mi scrivi: “Potrei citarti diverse dozzine di persone (…) che mi testimoniarono di aver compreso cosa fosse far macrobiotica SOLO  dopo avere assistito ad una lezione di cucina”. Perfetto, meraviglioso. E quante persone invece fanno diciotto corsi di cucina macrobiotica e quando ci parli ti rendi conto che hanno ridotto la macrobiotica a questo?

Dunque, i corsi vanno bene, benissimo. Anche io vi ho partecipato. Ma se confondiamo la Macrobiotica con l’imparare a cucinare, per giunta nemmeno da soli, abbiamo davvero confuso il dito con la luna. E abbiamo davvero perso.

P.S. Il tuo aneddoto su Lima è, come tutti i tuoi aneddoti, de-li-zio-so! Grazie!


Bene. Ancora grazie a Roberto Marocchesi per questo secondo confronto.

E TU, che ne pensi?

E’ solo utile oppure è fondamentale frequentare corsi di cucina macrobiotica?

C’è un valore aggiunto a far da soli o si rischia solo di perder tempo?

—>Facci conoscere la tua opinione nei commenti!

A breve la terza parte. Lì iniziano i problemi grossi. (Iscriviti alla newsletter se vuoi essere avvisato quando sarà online)

Fabio

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30 Agosto 2019
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Cristina Brazzale
Cristina Brazzale
11 mesi fa

Roberto è il mio riferimento come terapeuta, mi ha aiutato moltissimo ad uscire da una situazione di malattia piuttosto difficile. Lui mi ha insegnato le basi della Macrobiotica che poi sto cercando di approfondire anche nella pratica quotidiana da sola. Credo che la verità stia nel mezzo. Senz’altro la pratica quotidiana, la sperimentazione in proprio ci permette di conoscere il cibo, le energie e come bilanciarne i sapori a seconda dei nostri gusti ma spesso facciamo degli errori e se nessuno li corregge continuiamo a ripeterli e in questo modo non c’è crescita nel sapere!! Forse il problema più importante è saper distinguere fra corsi veramente validi e no, fra Maestri che ti indicano la Via e Maestri che cercano adepti….

Cristina

Wolf Wood
Wolf Wood
11 mesi fa

Sig. Procopio. Secondo me il Suo è un discorso un po’ sterile che non porta da nessuna parte. E’ logico a tutti che uno, dieci, 100 corsi di Macrobiotica non ti fanno “macrobiotico” ma è il modo più umano e spontaneo ed immediato per avvicinarsi ad un mondo che ha le sue regole, le sue aspirazioni, i suoi riti, le sue abitudini, le sue leggende. Perché non permettere a tutti di esprimere liberamente la propria curiosità nei confronti di un Mondo così interessante? Se la maggioranza delle persone vede nel “semplice” Corso di cucina l’aiuto che cerca, perché fargli venire dei dubbi, mettendogli di fronte una montagna invece che una prateria? Per qualcuno il Corso di Cucina è stato fondamentale solo all’inizio dell’esperienza (per capire, approcciarsi, risolvere…) per altri (come il sottoscritto) è stato l’esatto contrario.
Certe frasi di riferimento di Osawa (ancor di più certe pratiche alimentari, come il regime 7) certamente suadenti nella loro elegante essenzialità, rappresentano al tempo stesso un’arma efficacissima nelle mani della persona preparata e ben centrata (in costante equilibrio formativo tra pratica e teoria) per contro, si può rivelare un’arma devastante nelle mani di chi ha poca esperienza/conoscenza filosofico-pratica.
Pace e Bene…
L.C.

Wolf Wood
Wolf Wood
11 mesi fa
Reply to  Fabio Procopio

31 082019
Sig. Procopio.
Parto dalla fine. UNO: Il regime 7 è un regime estremo che andrebbe applicato da chi ha già un minimo di esperienza anche pratica del regime alimentare Macrobiotico altrimenti è più la spesa che la resa. Inevitabilmente i tempi si allungano se vivi l’esperienza da solo (sono scelte, io personalmente sono stato seguito, i primi tempi, durante le prime esperienze). Nessuno vuole ingannare nessuno (ci mancherebbe!) ma alcune cose sulla particolarità del regime 7 vanno dette PRIMA a chi inizia (per poi puntualmente scoprire che la prudenza da applicare in certi casi non è mai troppa).
DUE: Anche alla fine di una sessione di lezioni teoriche di Macrobiotica, è possibile sentirsi dire la stessa frase (“E adesso?”. risposta: “Adesso niente, pensa, applica e basta”.), Sta poi all’individuo utilizzare l’Insegnamento come benzina da mettere nel proprio motore motivazionale che lo spinge a costruirsi una Vita (possibilmente, degna d’essere vissuta).
TRE: mi sembra assolutamente corretto veicolare la macrobiotica SIA dal punto di vista teorico-filosofico CHE dal punto di vista PRATICO. E’ logico che l’approccio puramente pratico (attraverso i corsi di cucina) è l’approccio più facile e pragmatico (in definitiva, si mangia tutti i giorni, no?! Sapere cosa e come mangiare in base al clima, alla stagione ed alla propria condizione e/o costituzione non mi sembra poco, specialmente per chi inizia).
Proporre il Regime 7 di Osawa, anche se condito da tutto l’entusiasmo idealista che traspare dalle Sue parole non è sufficiente a scongiurare i possibili effetti collaterali che tale Regime potrebbe innescare.
Chi inizia deve (dovrebbe) riscoprire prima di tutto l’armonia di certi cibi e sapori; riscoprire, detto banalmente, l’armonia di ciò che entra e che esce dal proprio corpo e così poi di conseguenza, dalla propria mente. Ho usato di proposito il verbo transitivo “riscoprire” per ricordare che ogni individuo ha un suo pregresso da rispettare e se è il caso da disinnescare con garbo.
Partire da un regime così estremo come il 7, con la sola spinta emotiva/emozionale della novità e dell’idealismo, scientemente, mi creda è una pratica piuttosto rischiosa.
Distinti saluti.
L.C.

Wolf Wood
Wolf Wood
11 mesi fa
Reply to  Fabio Procopio

2 9 19
Punto DUE: quando si sente dire “andate in pace, la Messa è finita”, dalle mie parti significa che è giunto il momento di mettere in pratica, applicare alla vita normale, l’insegnamento ricevuto.
Punto TRE: non capisco il fervore: il Regime 7 è un regime come un altro tra i tanti a disposizione che si usa per ottenere certi risultati. Alla fine, è poi tutto “Macrobiotica”, anche la Dieta del Limone, perché no?! Se una persona se la può permettere, anche la dieta del Limone, potrebbe essere un’esperienza di miglioramento; stesso ragionamento per il Regime 7. Il “registro” macrobiotico è da sempre la plastica possibilità di POTER SCEGLIERE e non solo in campo culinario. What else do you need? L.C.

mauro
mauro
11 mesi fa

un altro aneddoto su Lima Ohsawa:
un giorno essendo in ritardo, e avendo poco tempo,cucinò alla svelta alcune verdure e cereali, Ohsawa le disse
ecco un” vero piatto macrobiotico”
ciao
mauro

Dealma Franceschetti

Se da una parte concordo su fatto che bisogna rimboccarsi le maniche e imparare da soli, perchè è il miglior modo per imparare davvero e capire la macrobiotica, dall’altra….dipende anche dagli insegnanti che si incontrano! Se l’insegnante si limita a trasmettere una macrobiotica basata unicamente sulle ricette, sugli ingredienti e su come cucinarli, allora può essere davvero limitante e fuorviante, ma c’è chi inserisce nei corsi di cucina anche la parte filosofica….e invita alla sperimentazione personale, allo sviluppo del Giudizio, allo studio della macrobiotica non solo in cucina, ma anche sui libri, ecc.
In più di 10 anni di corsi di macrobiotica ne ho viste tante di persone e alla maggior parte serve una “spintina” iniziale, per superare quel blocco mentale che spesso ferma tante persone dall’iniziare.

Fabio Procopio
Fabio Procopio
7 mesi fa

Grazie Dealma. Indubbiamente è come tu dici. Alla fine il problema non è il corso ma la comprensione di chi lo tiene. Se elevata, non può che essere un valore aggiunto partire con un corso di cucina!

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