Non abbiate fiducia che in voi stessi, nel vostro giudizio supremo, seguite il vostro cammino personale. Non fidatevi di alcun maestro. Ascoltate, praticate, constatate e comprendete da soli. Siate un uomo libero.

(G. Ohsawa)

C’era una volta Georges Ohsawa, un uomo immenso capace (letteralmente, non figurativamente) di trasmutare alchemicamente gli elementi e maestro di filosofia taoista, di medicina cinese e di mille altre cose, uno di quegli uomini rari, di quelle gemme preziose che ogni tanto vengono disseminate nella sfera dell’incarnazione a vantaggio dell’evoluzione dell’umanità.

Fu lui il padre della Macrobiotica, disciplina profondissima quanto mai incompresa che da cammino spirituale fu poi contrabbandata come dieta salutista in salsa orientale.

Morto Ohsawa, infatti, il disastro, il NULLA veicolato dai suoi allievi sensibilmente non all’altezza del loro Sensei. Ma dobbiamo e possiamo giustificarli, perchè di Gesù, di Lao-Tsu e appunto (fatte se volete le debite distanze) di Georges Ohsawa ce ne sono pochi, e dalle vette non si può che ricadere più in basso.

Il padre della vera macrobiotica Georges Ohsawa

E poi… poi c’è Mario Pianesi.
Un non allievo, un signore che un giorno si è imbattuto nella macrobiotica e ha ben pensato di costruirne una variante tutta sua appiccicandogli il suo nome sopra: Ma.Pi. (Ma.rio Pi.anesi) si chiamano le sue diete (per giunta, oh-mio-dio, un marchio registrato!), primo significativo indizio di un ego forse un filino più ingombrante del necessario.

Le Ma.Pi. si divulgano nei centri UPM, Un Punto Macrobiotico, una rete di “associazioni culturali” (di fatto ristorantini) in cui si pranza e si apprende la “sua” macrobiotica, punto di arrivo – in Italia – del rapido declino della disciplina di cui ho parlato in dettaglio nel mio pamphlet La Maledetta Macrobiotica dei Miracoli.

Mentre scrivo, Pianesi e i suoi centri sono nel mirino di un’inchiesta giudiziaria dai risvolti davvero molto inquietanti. Ma non voglio entrare nel merito di questi fatti adesso. Mi interessa invece soffermarmi un po’ sulle radici di quel che oggi si manifesta come un esplosivo caso di cronaca. Infatti il serpente del peccato nascosto e addormentato prima o poi si ridesta, e i nodi vengono al pettine: parliamo un po’ di questo serpente dunque.

Scrive in un articolo molto equilibrato un ex-cuoco di UPM molto addentro al sistema messo in piedi da Pianesi:

«Se sbagliavi ti chiedevano di scrivere lettere di scuse a Mario, ti facevano sentire irriconoscente e inferiore. Insomma, noi non dovevamo pensare perché aveva pensato e ideato tutto Lui, il Maestro. Anzi, i suoi più intimi lo definivano “il più grande maestro della storia dell’umanità”.
(…) obbligato a fare le vacanze decise da loro o a passare tutto il mio tempo nelle attività previste, etc., e se ci si ribellava, si subiva la pressione psicologica, il senso di colpa, ci si sentiva sbagliati. (…) Il problema era la pressione psicologica, e molti l’hanno subita con più forza poiché le loro vite sono state letteralmente plagiate e gestite dalla volontà di Mario e i suoi più intimi. (…)
Nei miei anni nell’Associazione ho raccolto molte storie di chi ha sofferto, è stato un processo doloroso, soprattutto vedere queste persone cambiare, diventare cupe e infine uscire dal Movimento con risentimento. Ho conosciuto ragazzi che non venivano pagati da mesi, che lavoravano più di 10 ore al giorno con una retribuzione minima (300 o 500 euro) perché la missione salvifica era importante e bisognava ringraziare che c’era la macrobiotica di Mario e il cibo che lui faceva produrre.(…) Quando partecipavo alle riunioni dei Capo Centro, ci dicevano che eravamo degli assassini se non facevamo quello che aveva pensato Mario, che semplicemente era aiutare le persone a vivere meglio, ma era anche un modo alquanto subdolo e distorto di creare sensi di colpa e malessere mentale.»

Osserva ancora dolorosamente e con grande lungimiranza l’autore: «Se esiste Yin e Yang e l’armonia degli opposti, di certo si potrà trovare un modo migliore per fare del bene senza che qualcuno debba sentirsi in colpa o annullare la propria personalità fino a esaurirsi e perdere la salute.»

E’ un dolore travolgente pensare alle vittime di questa impostazione, così tipicamente vicina a quella delle sette. Il pensiero corre facilmente a quelle che possono averci rimesso la salute fisica, ma il settarismo fanatico ha mille sfumature e lo sviluppo della personalità può incepparsi a ogni passo, nei meccanismi della colpa e della soggezione, dagli effetti spesso molto più nefasti del sottopeso. Ed è tremendo parlare ancora di queste cose a 50 anni dalla morte di Ann Beth Simon.

Ora, il problema non è se Mario Pianesi e i suoi compari abbiano o meno commesso dei reati. O meglio, è un problema ma è anzitutto un problema giudiziario che verrà risolto nelle sedi opportune.
Il punto è che Mario Pianesi ha già perso, ma non solo lui, perchè lui è veramente nessuno nella storia della vera macrobiotica. E’ questa invece che ha perso, la vera macrobiotica di Georges Ohsawa, la macrobiotica-via dello spirito, la macrobiotica antidogmatica e antisettaria per definizione, rinchiusa per opera di Pianesi in un circolo chiuso e pesante di egocentrismo totalizzante (non solo le diete si chiamano Ma.Pi, pure le etichette si chiamano “pianesiane”…) secondo il classico schema in cui qualcuno si autoelegge Guru e si eleva su un vacuo piedistallo da cui far discendere un glorioso nulla.

Un nulla decorato qua e là di sparse zone in cui invece del nero appaiono dei grigi e qualcuno dice che c’è l’arcobaleno. Si legge in molti commenti la celebrazione delle meritorie cose che “comunque” vanno riconosciute all’opera di Pianesi. Ma attenzione, perchè – per dirne una – il diabetico che guarisce con la dieta “Ma.Pi.” (e io non fatico a crederci) è in realtà il diabetico che guarisce con la Macrobiotica, di cui la Ma.Pi. raccoglie il testimone. E’ lo stesso diabetico che guarisce da 50 anni e più con la macrobiotica di Ohsawa.
O, per dirne un’altra, la tanto celebrata “etichetta pianesiana” rinvia a un prodotto di qualità asseritamente elevata ma non certificata (i prodotti UPM non hanno la certificazione bio; alla loro qualità si deve credere sulla parola), e si risolve in una quantità di informazioni ridondanti per lo più realmente non necessarie quando non addirittura comicamente mancanti (“dato non dato“… mannaggia all’italiano).

Al netto del bene che pure avrà generato, soprattutto in quelle persone che hanno incontrato la parola MACROBIOTICA in UPM e hanno poi approfondito per conto loro, il sistema di Mario Pianesi è quello di una macrobiotica mortificata e ignorante della profonda essenza spirituale che la anima.
Quello di una disciplina alimentare noiosa e vuota nella quale, per esempio, tutti si mangia lo stesso “piatto unico” (vegetariano, come vuole la macrobiotica, ma senza disdegnare fuori menu i piatti carnei) che proprio in quanto “unico” è ciò che di più lontano possa esserci dalla vera macrobiotica che è adattamento, flessibilità, curiosità, colore, attenzione nel riportare ogni cosa alla propria condizione individuale.

Quando Georges Ohsawa veniva invitato a pranzo da uno dei suoi allievi e si trovava propinato un grigio piatto di riso integrale poco condito lui, che nei suoi libri pure consacra la centralità del riso integrale quale chiave della salute perfetta, li rimproverava aspramente, perchè essere macrobiotici significa essere creativi!

Ma come tutti sanno nei centri di Pianesi non si legge Ohsawa e, come dice Wanda Secondino, quella di UPM «non era una vera macrobiotica, era la macrobiotica secondo Mario. E noi non eravamo mai abbastanza bravi come allievi. I meriti erano tutti suoi, le colpe tutte nostre

Si dirà che i media sono ingiusti a massacrare Pianesi e tutta l’attività dei suoi UPM facendo di tutta l’erba un fascio. E’ vero, lo sono. E proprio per questo sarebbe stato bellissimo se questo Pianesi non avesse costruito per decenni le premesse per questo massacro mediatico. Di cui la vittima vera è la vera Macrobiotica, che passa per salutismo fanatico presso una opinione pubblica che già non la conosceva e che da oggi non la conosce e la disprezza pure.

Auguro al sig. Pianesi di approfittare dell’occasione per farsi ultimo, ricominciare tutto daccapo e lavorare allo sviluppo del giudizio, che come lui non sa è il vero fine della Macrobiotica di Georges Ohsawa.

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